Come funziona la biblioterapia?

📌16 Maggio 2021

La biblioterapia, letteralmente “la terapia attraverso i libri”, nasce negli Stati Uniti ad opera di uno psichiatra che, negli anni Trenta, prescriveva ai propri pazienti la lettura di romanzi come supporto al percorso di cura. Attraverso i precedenti colloqui con la persona, il terapista arrivava a selezionare un libro adatto alla sua specifica situazione.

Da allora, parecchie cose sono cambiate perché oggi questa pratica non è più consigliata solo a chi soffre di disturbi psichiatrici, oppure a chi sta passando un momento particolarmente difficile della propria vita, ma proprio anche a tutti quelli che vogliono crescere, migliorarsi e …imparare a conoscersi.

👉🏼 Quando leggiamo un racconto, infatti, mettiamo in moto un processo di autoanalisi che ci porta a riflettere su noi stessi. Quando leggiamo un libro che ci coinvolge particolarmente, di fatto, ci immedesimiamo con il personaggio e questo ci fa provare emozioni e avventure che altrimenti non avremmo provato. E questo ci stimola a cercare sempre di più “dentro noi stessi”, sviluppando la nostra capacità di riflessione.

A volte, invece, leggere un libro può servire anche soltanto per imparare nuove informazioni, utili ad aiutarci a risolvere in concreto qualche difficoltà. In questo caso però c’è un rischio: i manuali di auto-aiuto che promettono una guarigione lampo sono pericolosi perché fanno credere di poter guarire immediatamente, soltanto attraverso la loro lettura… E il più delle volte non è così.

👉🏼 La biblioterapia invece non ha come scopo quello di capire il significato di un libro, ma l’obiettivo è quello di capire i pensieri e le riflessioni che i romanzi creano dentro di noi. A volte, infatti, riusciamo ad accettare certi nostri pensieri soltanto se li attribuiamo ad altri, ovvero ai protagonisti delle storie. Mentre ci sono alcune persone che riescono a mostrare qualcosa di sé raccontandosi molto apertamente, altre invece sono più come “ostriche”, capaci di mettersi a nudo soltanto nascondendosi. E in questo caso, un personaggio può raccontare qualcosa di noi molto meglio di come potremmo farlo noi stessi. Il libro è un po’ come uno specchio, che permette di osservare parti di noi da prospettive diverse.

Come i personaggi di un libro, anche noi abbiamo bisogno a volte di raccontare e di raccontarci. Per questo spesso viene affiancata alla biblioterapia anche un’altra pratica, che è la scrittura della propria autobiografia. È una tecnica che ci fa stare molto meglio, perché ci permette di “buttare fuori” nero su bianco le nostre riflessioni. Così facendo emergono i punti critici, su cui potremmo poi andare a lavorare. Allo stesso modo leggere il libro giusto per la situazione che si sta affrontando aiuta ad avere più chiara la propria condizione e i problemi che si stanno vivendo: questo li rende così più facili da affrontare.

👉🏼 Uno dei principali motivi per cui la biblioterapia ha iniziato a prendere piede seriamente nell’ambito della psicologia è per via degli studi che sono stati condotti sui neuroni specchio. Questi studi hanno mostrato che leggere romanzi genera empatia. Succede perché leggere una parola, ad esempio un verbo (come “nuotare”), attiva nel cervello gli stessi neuroni che si attiverebbero se compissimo per davvero quell’azione. In altre parole, è un po’ come se stessimo nuotando per davvero! Si è scoperto che leggere è fondamentalmente come simulare a tutti gli effetti la realtà, però nella nostra mente.

👉🏼 Uno dei libri più consigliati in biblioterapia è “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry. Nonostante sia un libro indicato per bimbi e adolescenti, funziona molto bene anche con gli adulti. Vi è mai capitato infatti di leggere un libro, e poi di rileggerlo dopo parecchi anni e di scoprirlo con un significato totalmente diverso? Succede perché la lettura è un po’ come se attraversasse la nostra vita, trasformandosi insieme a noi e alle esperienze che viviamo. Così come cambiamo noi, allo stesso modo cambiano anche i particolari significati che andremmo poi a cercare, a “estrarre” dal testo scritto. Un proverbio dice: “si trova soltanto quello che si cerca…” Quello che non si cerca, resta tra le righe. Pronto per essere cercato più avanti.. Quando ci servirà! 

© G. Manoni


Ascolta anche l’intervista dove ne parlo, è qui sotto! 👇🏼

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